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Tuesday, December 8, 2015

PETITION IN ITALIAN: The Remnant implora Papa Francesco di cambiare rotta oppure di rinunciare all'ufficio Petrino

Written by  The Remnant
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(65 votes)
8 dicembre 2015
Festa dell'Immacolata Concezione


Santo Padre,

Papa Celestino V (r. 1294), riconoscendo la sua incapacità di ricoprire l'ufficio al quale era stato così inaspettatamente chiamato quand'era ancora l'eremita Pietro di Morrone, e comprendendo i gravi danni che le sue scarse capacità di governo avevano causato alla chiesa, decise di dimettersi dal suo incarico dopo soli cinque mesi di pontificato. Egli venne canonizzato da Papa Clemente V nel 1313. Successivamente, Bonifacio VIII tolse qualsiasi dubbio in merito alla validità di un atto pontificio così straordinario, confermando per sempre (ad perpetuam rei memoriam) che “il Pontefice Romano può liberamente rinunciare al pontificato”.

Un numero crescente di Cattolici, tra i quali anche diversi cardinali e vescovi, cominciano a riconoscere che il suo pontificato, anch'esso il risultato di un'elezione inaspettata, è parimenti causa di grave danno per la Chiesa Cattolica. È diventato ormai impossibile negare il fatto che Lei, Santità, non è in possesso delle capacità o della volontà di compiere ciò che è invece dovere di ogni Papa - secondo le parole del suo stesso predecessore: “Egli deve… vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo.”

Purtroppo, come dimostra il libello allegato a questa nostra Petizione, Lei ha dimostrato più di una volta un'aperta ed allarmante ostilità nei confronti degli insegnamenti, della disciplina e delle consuetudini tradizionali della Chiesa Cattolica, così come dei fedeli che cercano di difenderli, preoccupandosi invece di questioni sociali e politiche che esulano e trascendono dalle competenze di un Pontefice di Santa Romana Chiesa. Di conseguenza, i nemici della Chiesa si deliziano del suo pontificato, esaltandolo più di quanto abbiano fatto con tutti i suoi predecessori. Si tratta di una situazione insostenibile che non ha eguali nella storia della Chiesa.

L'anno scorso, parlando delle dimissioni di Papa Benedetto, Lei ha dichiarato “farei lo stesso”, qualora un giorno non si sentisse più in grado di esercitare il suo ministero. Nel primo anniversario delle dimissioni di Benedetto, lei ha invitato i fedeli“a pregare insieme con me per Sua Santità Benedetto XVI, un uomo di grande coraggio e umiltà.”

È con non poca trepidazione e con rispetto filiale, consci di agire sotto lo sguardo di Dio Onnipotente che ci giudicherà tutti nel Giorno del Giudizio, che imploriamo rispettosamente Sua Santità di cambiare rotta per il bene della Chiesa e la salvezza delle anime. Altrimenti, non sarebbe forse meglio per Lei rinunciare all'ufficio Petrino, piuttosto che presiedere su quello che minaccia di diventare un compromesso catastrofico per l'integrità stessa della Chiesa Cattolica?

A questo riguardo non possiamo non far nostre le parole di Santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, nella sua famosa lettera a Papa Gregorio XI, nella quale lo implorò di far uscire la Chiesa da una delle sue crisi più grandi: “Poichè esso v'ha data l'autorità, e voi l'avete presa; dovete usare la virtù e potenzia vostra: e non volendola usare, meglio sarebbe a refutare quello che è preso: più onore di Dio, e salute dell'anima vostra sarebbe…

Maria, Aiuto dei Cristiani, prega per noi!

I vostri sudditi in Cristo,
Christopher A. Ferrara
Michael J. Matt
Dr. John Rao
Professor Brian McCall
Judge Andrew P. Napolitano
Elizabeth Yore

Timothy Cullen
Chris Jackson
Michael Lofton
Father Celatus
Connie Bagnoli
Susan Claire Potts
Robert Siscoe

Libellus

, il quale insegnò esattamente l'opposto in merito alla condizione dei Protestanti: “Essendo il corpo mistico di Cristo, cioè la Chiesa uno, ben connesso; e solidamente collegato, come il suo corpo fisico, sarebbe grande stoltezza dire che il corpo mistico possa essere il risultato di componenti disgiunti e separati. Chiunque perciò non è con esso unito, non è suo membro né comunica con il capo che è Cristo.”

A questo riguardo, Lei sembra ignaro dell'immoralità e delle eresie sempre più gravi all'interno di quelle stesse sette Protestanti che si impegnano da decenni in un inutile ed infinito “dialogo ecumenico” col Vaticano. Dopo 50 anni di “dialogo” queste sette sono arrivate ad ammettere il divorzio, la contraccezione, l'aborto, l'omosessualità e “i matrimoni omosessuali”, rivendicando cose come il sacerdozio femminile e la nomina di “sacerdoti” e “vescovi” omosessuali. Infine, esse continuano ostinatamente a rifiutare gran parte dei dogmi fondamentali dell'unica vera religione rivelata da Cristo per la salvezza dell'umanità.

Che ne è stato della “verità che ci renderà liberi” (Gv 8,32)? Che fine hanno fatto le testimonianze degli innumerevoli santi e martiri che hanno passato tutta la loro vita, spesso sacrificandola in nome di Cristo, per tramandare la Fede Cattolica e difenderla dai tanti errori e dalla crisi sociale causati dalla rivolta Protestante, le cui conseguenze finali si stanno avverando oggi stesso sotto i suoi occhi?

Sesto, negli ultimi giorni, le sue dichiarazioni in pubblico sembrano essere diventate ancor più superficiali e caotiche, il che desta ancor più scandalo e preoccupazione tra i fedeli:

Il 15 novembre, durante la sua partecipazione ad una funzione domenicale Luterana, Lei ha affermato che gli insegnamenti Cattolici e Luterani in merito a Cristo sono “gli stessi”, e che qualsiasi differenza sarebbe meramente dovuta all'uso di un “linguaggio Cattolico” contrapposto ad un “linguaggio Luterano”. Lei ha descritto il dogma della transustanziazione e la sua realtà ontologica come mere “spiegazioni e interpretazioni”, dichiarando che “la vita è più grande delle spiegazioni e delle interpretazioni” - come se “la vita” fosse “più grande” della Presenza Reale di Dio Incarnato nella Santa Eucaristia, che viene negata dai Protestanti.

In quella stessa occasione, Lei ha suggerito che spetterebbe ai teologi determinare se i Protestanti possano o meno ricevere l'Eucaristia, quando invece la Chiesa ha già infallibilmente insegnato che ciò è impossibile, se non avviene prima la conversione e la professione della stessa fede dei Cattolici. Affermare che la questione va “oltre la mia competenza” - ma non è proprio una delle competenza del Papa quella di difendere e tramandare l'insegnamento della Chiesa a questo riguardo? - Lei ha suggerito che un Luterano che si sposi con Cattolico potrebbe ricevere l'Eucaristia “dopo aver parlato al Signore”, ma che su questo punto “non oso dire di più”. Purtroppo però ha già detto abbastanza quando ha collegato una questione così importante per la salvezza dell'anima alla coscienza privata dell'individuo, che è propensa all'errore: “Perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna (1 Cor 11,29)”.

Il 21 novembre, durante un udienza ai partecipanti al Congresso mondiale sull'educazione cattolica, Lei ha detto: “Mai fate proselitismo nelle scuole. Educare cristianamente è portare avanti i giovani nei valori umani in tutta la realtà e una di queste è la trascendenza”. Ma non è così, perché l'educazione Cattolica è soprattutto l'inculcazione dei valori divini nelle giovani menti, ovvero il Vangelo e tutto ciò che esso richiede ai fedeli Cattolici e a tutto il mondo, non certo meri valori umani o una vaga “trascendenza” priva del suo contenuto oggettivo, cioè Dio che si è rivelato nella persona di Nostro Signore Gesù Cristo, il Verbo Incarnato.

Durante il suo viaggio in Africa, tra il 25 ed il 30 novembre, Lei ha affermato che il mondo “è al limite del suicidio“ a causa dei “cambiamenti climatici.” Tuttavia, come accaduto durante tutto il suo pontificato, non ha menzionato minimamente la vera minaccia suicida della nostra civiltà, così egregiamente delineata dal suo grande predecessore, il Venerabile Papa Pio XII: “oggi quasi tutta l'umanità va rapidamente dividendosi in due schiere opposte, con Cristo o contro Cristo. Il genere umano al presente attraversa una formidabile crisi che si risolverà in salvezza con Cristo o in funestissime rovine”. Rivolgendo costantemente le attenzioni della Chiesa ad una “crisi ecologica” secolare, Lei sta facendo perdere di vista ai fedeli la crisi Cristologica della nostra epoca, che mette a rischio la salvezza eterna di innumerevoli anime.

Durante la sua conferenza stampa organizzata nel volo che la riportava a Roma, dopo il suo viaggio in Africa, Lei ha denunciato ancora una volta i Cattolici “fondamentalisti”, prendendosi gioco delle convinzioni religiose assolute dei membri ortodossi del suo gregge, che si basano sulla parola rivelata di Dio e sugli infallibili insegnamenti del Magistero in materia di fede e morale:

Fondamentalismo è una malattia che c'è in tutte le religioni… noi Cattolici ne abbiamo alcuni - e non alcuni, tanti eh? - Che si credono con la verità assoluta e vanno avanti sporcando gli altri, con la calunnia, con la diffamazione, che fanno male, fanno male… il fondamentalismo religioso non è religioso, perché manca Dio… è idolatrico, come idolatrico il denaro.

Dopo aver quindi denunciato “tanti” membri del suo stesso gregge come “idolatri”, Lei suggerisce un'equivalenza morale tra i Cristiani ed i fanatici islamici che stanno massacrando, torturando, stuprando, esiliando e schiavizzando così tanti Cristiani in tutto il mondo: “Non si può cancellare una religione perché ci sono alcuni gruppi – o molti gruppi – in un certo momento della storia, di fondamentalisti… a quante guerre, non solo di religione, abbiamo fatto noi cristiani? Il sacco di Roma non l’hanno fatto i musulmani!”

Ancora una volta, le sue sconsiderate parole non sono degne di un Pontefice Romano e mettono in serio imbarazzo la Chiesa e Lei stesso. Anche solo da un punto di vista storico, le sue dichiarazioni sono infatti errate e vanno corrette:

Innanzitutto, i Musulmani saccheggiarono davvero Roma nell'846, razziando San Pietro e spingendo Papa Leone IV a costruire le “Mura Leonine” proprio per “difendere la Sede di Pietro dal jihad musulmano.”

In secondo luogo, Santità, se le sue parole si riferivano al sacco di Roma del 1527 da parte dell'esercito dell'Imperatore Carlo V, quell'episodio non ebbe nulla a che vedere con il “fondamentalismo” religioso ma semmai con questioni politiche che portarono l'imperatore a punire Clemente VII, un papa debole e vacillante che si era improvvidamente alleato con Francesco I, re di Francia, all'epoca in guerra proprio contro Carlo V. Anzi, a dirla tutta, l'esercito dell'Imperatore era composto prevalentemente da Lanzichenecchi, cioè da mercenari tedeschi quasi tutti Luterani, e furono loro i responsabili delle profanazioni e delle razzie nella Città Eterna, oltre che di episodi di inaudita violenza contro i cattolici che vi risiedevano.

In terzo luogo, in quello stesso periodo, molti pirati musulmani - che possiamo tranquillamente definire “fondamentalisti” violenti - stavano contribuendo all'espansione dell'Impero Ottomano per mezzo della conquista di molti territori Cristiani, fino a quando la decisiva e miracolosa sconfitta della flotta Mussulmana, durante la Battaglia di Lepanto del 1571, impedì la conquista islamica di tutta Europa e probabilmente un altro sacco di Roma.

Dando ancora più scandalo, in risposta ad una domanda sul fatto che la Chiesa debba o meno “cambiare la sua posizione” in merito all'immoralità della contraccezione e permettere quindi l'uso dei preservativi per limitare nuove epidemie di virus HIV, Lei ha parlato di questa pratica immorale come di “uno dei metodi”, dando quindi l'impressione di legittimarlo e suggerendo al tempo stesso che esso rappresenta un dilemma morale per la Chiesa, paragonandolo persino alla guarigione di Nostro Signore nel giorno del Sabbath:

La domanda mi sembra troppo piccola e mi sembra anche una domanda parziale. Sì, è uno dei metodi; la morale della Chiesa si trova – penso – su questo punto davanti a una perplessità: è il quinto o è il sesto comandamento? Difendere la vita [con i preservativi!], o che il rapporto sessuale sia aperto alla vita? Ma questo non è il problema. Il problema è più grande.

Questa domanda mi fa pensare a quella che hanno fatto a Gesù, una volta: “Dimmi, Maestro, è lecito guarire di sabato?”. E’ obbligatorio guarire!…. Ma la malnutrizione, lo sfruttamento delle persone, il lavoro schiavo, la mancanza di acqua potabile: questi sono i problemi. Non chiediamoci se si può usare tale cerotto o tale altro per una piccola ferita. La grande ferita è l’ingiustizia sociale, l’ingiustizia dell’ambiente….

Quindi, Lei sembra accettare il fatto che vi sia spazio per considerare questo “metodo”, anche se lo vede come un rimedio alquanto triviale (un cerotto!), malgrado esso faciliti la fornicazione ed il diffondersi di una cultura di totale depravazione sessuale. Infine, Lei subordina la legge morale all'ingiustizia sociale o ambientale! Ancora una volta, la Chiesa si ritrova ferita per lo scandalo e la confusione causata dalle sue dichiarazioni alla stampa, del tutto improvvide ed improvvisate, su questioni morali e teologiche fondamentali in merito alle quali un Papa dovrebbe parlare o scrivere con la massima prudenza e cautela, invocando l'assistenza divina.

Infine, è appena comparsa sul sito del Vaticano un'intervista di Sua Santità al settimanale Credere, nella quale Lei allude favorevolmente (ancora una volta) alla falsa nozione di “misericordia” espressa dal Cardinale Kasper, rivelando di voler condurre “una rivoluzione della tenerezza” - una chiara allusione al titolo del libro del Cardinale Kasper, pieno di elogi nei confronti della sua persona, intitolato Papa Francesco. La rivoluzione della tenerezza e dell'amore. Lei ha dichiarato che questa “rivoluzione della tenerezza” comincerà durante il prossimo Giubileo della Misericordia, e che essa comprenderà “tanti gesti”, “uno diverso” durante “il venerdì di ogni mese”.

I motivi da lei addotti per questa “rivoluzione della tenerezza” sono dovuti al fatto che, secondo Lei: “la Chiesa stessa a volte segue una linea dura, cade nella tentazione di seguire una linea dura, nella tentazione di sottolineare solo le norme morali, ma quanta gente resta fuori.” Confermando il suggerimento del suo intervistatore sul fatto che la Chiesa deve “scoprire un Dio che si commuove e si intenerisce per l'uomo”, lei ha risposto così: “Scoprirlo ci porterà ad avere un atteggiamento più tollerante, più paziente, più tenero” - come se la Chiesa avesse sempre mancato di tolleranza, pazienza e compassione per i peccatori, prima del suo pontificato!

Che cosa sono queste incredibili affermazioni se non un'assoluta minaccia, da parte di un Pontefice Romano, di ignorare le “regole morali” - cioè, il costante insegnamento del Magistero infallibile della Chiesa Cattolica - in nome di una falsa misericordia, specialmente in merito ai divorziati e risposati e ad altri che lei ritiene in qualche maniera “esclusi”? Che cosa dobbiamo pensare di un Papa che afferma che la Chiesa fondata da Cristo per insegnare infallibilmente su questioni di fede e morale sia “caduta nella tentazione di seguire una linea dura” proprio sulle questioni morali più importanti? Che cos'altro, se non la disperazione e l'indignazione, possono sperimentare i fedeli di oggi davanti ad un Papa che afferma cose mai sentite prima nei 2000 anni di storia della Sede di Pietro?

I Cattolici sanno bene che una vera rivoluzione della tenerezza avviene in ogni anima che venga battezzata o che, rispondendo alla grazia del pentimento, dopo essere entrata in confessionale col cuore contrito ed il fermo proposito di pentirsi, si liberi alfine dei propri peccati, riceva l'assoluzione da parte del sacerdote che agiste in persona Christi e ne emerga “bianca come la neve”, per usare l'espressione del suo predecessore quando parlò del Sacramento della Confessione. La Chiesa Cattolica è sempre stata fonte inesauribile di misericordia divina, per mezzo dei suoi Sacramenti. Che cosa può mai aggiungere questa sua presunta “rivoluzione” a ciò che Cristo ha già dato alla Sua Chiesa? Lei è forse in grado di dichiarare un'amnistia nei confronti dei peccati mortali? Può forse perdonare ciò che non è perdonabile senza pentimento e contrizione? Può forse essere più misericordioso di Dio stesso?

Ogni giorno di più, purtroppo, cresce la sensazione che, malgrado sia il Vicario di Cristo in terra, Lei non abbia in realtà alcun interesse a difendere la fede e la morale che vengono attaccate oggi più che mai, né che abbia alcuna intenzione di richiamare le pecore smarrite all'ovile che Nostro Signore ha istituito per la loro salvezza. Al contrario, Lei sembra aver dedicato il suo pontificato ad un programma di lassismo dottrinale e disciplinare, il cui tema principale è quello di denunciare i cattolici ortodossi e una presunta mancanza di misericordia nella Chiesa. Allo stesso tempo, Lei si avventura su questioni politiche e sociali, come quella dei cambiamenti climatici, l'ambientalismo od il ripristino delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti, in merito alle quali il Papa non ha alcuna competenza o autorità.

Dopo essere stati colpiti da una tempesta di controversie dopo l'altra, causata dalle sue parole e dai suoi gesti senza precedenti, sempre più fedeli si sentono come se “la Chiesa abbia perso la bussola.”

In sostanza, Santo Padre, negli ultimi due anni e mezzo Lei ha ottenuto l'unanime consenso da parte del mondo secolare, ma al prezzo di gettare il bene comune della chiesa in uno stato di confusione e divisione. Lei ha ridicolizzato, rimproverato e condannato i cattolici ortodossi, dimostrando al contempo un'illimitata tolleranza verso tutto ciò che è eterodosso o sessualmente deviato, mirando a sovvertire la disciplina sacramentale che era stata difesa da un Papa che lei stesso canonizzato. Accompagnato ovunque dall'adulazione dei mass media e dalle folle adoranti, Lei sembra essersi dimenticato dell'avvertimento di Nostro Signore: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.”.

La situazione ha raggiunto il punto in cui un anziano funzionario del Vaticano, riflettendo sulle preoccupazioni di tanti Cattolici di ogni grado e posizione, si è sentito in dovere di dichiarare ad un famoso giornalista Cattolicoche “questo pontificato pone seri rischi per l'integrità degli insegnamenti Cattolici in tema di fede e morale.”

Concordando con le conclusioni di quel prelato, siamo costretti dinanzi a Dio a dichiarare pubblicamente e in coscienza che il suo pontificato, Santità, non può non essere considerato un grave pericolo per la Chiesa - un pericolo che sembra aumentare di giorno in giorno. I perniciosi effetti del suo pontificato, infatti, sono diventati ormai evidenti tanto che sempre più Cattolici di tutto il mondo stanno abbandonando quasi con noncuranza gli insegnamenti teologici e morali della Chiesa, prendendo come punto di riferimento le sue parole ed i suoi gesti - così felicemente strombazzati dai mass media di mezzo mondo - piuttosto che l'insegnamento infallibile del Magistero degli ultimi 2 mila anni.

E adesso, con la sua condanna della “linea dura” della Chiesa sulle “norme morali” e la sua proclamazione di una “rivoluzione della tenerezza”, ci troviamo a dover fronteggiare la minaccia di “gesti” di “misericordia” del tutto senza precedenti, che potrebbero minare alle fondamenta l'intero edificio morale della Chiesa, con grave detrimento di innumerevoli anime, la cui salvezza è ormai a rischio. A quanto pare, uno di questi “gesti” dovrebbe essere un'esortazione apostolica post-sinodale, nella quale verranno ammessi all'Eucaristia i pubblici adulteri, secondo il giudizio dato dai singoli vescovi o dalle singole conferenze episcopali. Questo comporterebbe un vero e proprio sacrilegio di massa, l'effettivo sgretolamento dell'unità ecclesiastica, l'abolizione de facto della dottrina sul peccato mortale ed il requisito dello stato di grazia per poter condurre una vera vita sacramentale, il collasso dell'insegnamento morale della chiesa e, infine, la resa di qualsiasi pretesa di un Magistero infallibile. Purtroppo tutto questo sembra preludere ad una serie di eventi quasi apocalittici per la Chiesa.

Santo Padre, noi non osiamo ovviamente giudicare le intenzioni o le ragioni soggettive delle sue parole e dei suoi gesti, del tutto senza precedenti e che tanto danno hanno arrecato alla Chiesa nel corso del suo breve ma turbolento pontificato. Tuttavia, non possiamo rimanere in silenzio di fronte ai danni oggettivi che la Chiesa ha già dovuto subire, conditi da un'infinita serie di elogi secolari nei confronti del Papa della gente“, e nel timore dei danni che essa dovrà subire in un futuro ormai prossimo.

Ricordando ancora una volta le parole del suo predecessore, un Papa deve esercitare il proprio potere in modo da “vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo.” Quando un Papa non può o non vuole rincorrere quest'obiettivo, o peggio ancora quando sembra essere determinato ad agire contro di esso, allora non sarebbe meglio per la Chiesa se egli si dimettesse dall'augustissimo ufficio di Vicario di Cristo? Meglio questo che rischiare un compromesso fatale per la dottrina e la disciplina ecclesiastica, che potrebbe sovvertire 2000 anni di tradizione apostolica ed ecclesiastica ed incorrere quindi, per citare la famosa formula usata da Papa San Pio V,”nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo”.

8 dicembre 2015
Festa dell'Immacolata Concezione
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